Ti vedo spesso, tu no. Ti guardo intento a chiacchierare col mondo, dargli del tu. Provo quantomeno a immaginare cosa tu gli stai sussurrando, quali segreti e gesta gli stai svelando, e se lui ricambia con altrettanta attenzione. A un tratto interrompi l’appassionante colloquio, un cinguettio desta il tuo sorriso, con accurata lentezza ti alzi, dove sei lo sai, conosci ogni minuscolo dettaglio del tuo personalissimo palcoscenico, nulla è a caso, quelle quattro mura e un po’ di ghiaia sono il tuo rifugio sicuro. Io dal mio canto cerco di non deviare il tuo percorso, ponendo ostacoli che non conosci, che potrebbero spegnere la tua fantasia, sbaglio? O forse la accrescerebbero, nuove storie potresti raccontare a quel mondo soltanto tuo, quell’emisfero in cui non vedere non crea immeritato isolamento e codardia altrui, in cui del sangue malato non gioca brutti scherzi … piccolo bimbo che hai accarezzato i miei capelli impolverati, se ti dicessi che il tuo gesto così spontaneo non ha fatto tremare quel mio sgraziato cuore, meriterei l’ergastolo alla stupidità.
dormi bene
il tuo ingenuo ... amico.