Il numero 48 di un sedile consumato di un autobus
sgangherato, poche le persone a farmi compagnia, vetri colorati dalla polvere, manifesto
di un rivoltante rosa raffigurante un film indiano di serie C, biglietto di una
lotteria per poveri mai vincente, un vecchio e consumato uomo, povero ma non
banale che veste quanto di meglio possiede, un paio di stivali di color celeste
gomma, un abito spaiato malamente rappezzato, e un cappello che lontanamente ricorda
un improbabile Al Capone. E poi, i resti di un’erba masticata da chi sa di
dover rimanere sveglio, e lei, bimba madre di un pianto poco più acerbo, e
ancora, le immancabili armi, ovunque, esibite e nascoste, scenario dettato da
una legge di sopravvivenza che non conosce tribunale alcuno. e non per ultimo, una
destinazione che se non devi o stupidamente ami, mai penseresti di voler raggiungere.
Infine loro, gli instancabili ricordi, perennemente impegnati
a rincorrere quel presente cui concedono un tempo breve per voltarsi, sentirne
il fiato e dire loro di lasciarlo divenire futuro almeno per un istante.
raoul