Il povero
che si adagia si può “odiare”, io dico di sì.
Colui che riconosce che le cose
non vanno, che gli è stato tolto ciò che spetterebbe di diritto come abitante di questo inadeguato mondo, risultato di un’esplosione, creatura di un che di superiore
o di un’evoluzione lenta e sempre più logorante, ebbene, chi ha forze per
alzarsi e non dice basta, e accetta un’esistenza passiva giustificandola con un
semplice, “cosa posso farci”, io lo detesto, posso comprenderlo, tuttavia non
dividerò con lui un metro del mio cammino.
Avere una
sorte bugiarda capita a molti, alla stragrande maggioranza, ma non accetto la
morte del pensiero, del desiderare se non per se stessi, qualcosa di decente almeno
per quei figli già condannati che hai avuto la fottuta “idea”di mettere al
mondo.
Almeno per loro dovresti trovare una stimolo sufficiente a dire la tua, per
un attimo di questa misera vita, che inesorabilmente ti sta sottraendo ora dopo ora quella dignità
che hai imparato per così poco tempo. Dovresti ritrarre la mano tesa e
speranzosa di ricevere qualche spicciolo, e alzarla più in alto, per dire, anzi urlare con quanto più fiato in gola che
anche tu esisti e la meriti, la vita, costasse tutto quello che hai, persino quei miseri stracci maleodoranti che ti
ricoprono ma che non dicono chi realmente sei, perché anche se tu non lo sai, amico mio, sei
molto più di quello che credi.
l'ingenuo scribacchino augura una serena notte a coloro che in questo preciso istante non si trovano bene al proprio posto