“Auguri di un sereno Natale” … parole vuote.
Non abbiate timore a condannarmi se considero un tale
momento così poco significante, non ci vedo nulla, anzi, solo tanta ipocrisia.
Il tutto è stato svenduto, quel poco di buono che ricordavo,
barattato con la più bassa forma d’indifferenza.
Chiedo scusa a coloro che possiedono
più forza di me, Piccole persone, incontrate nel mio modesto vivere, gente
umile, tenace, con la fede, quella lì, che io non possiedo.
Ricordo ancora quando da bimbo scrissi su un foglietto che
poi appesi sotto una scrivania malandata, erano i miei personali comandamenti,
tenuti nascosti per una stupida vergogna. Tempo dopo staccai la prova del mio
disagio, rilessi con attenzione ciò che un ingenuo di otto anni ebbe l’audacia di
scrivere, mi ci ritrovo ancora oggi.
Valori che continuamente mi ripeto,
difficili da seguire, cadere è sempre dietro l’angolo, ma permettete di
discolparmi per parte di loro, ricordandone uno solo, quello che tuttora rimane il più importante, “augurarsi il bene è cosa di tutti i giorni”,
Farlo,
del bene intendo, lo visto poche volte, il bene dato senza pretendere, senza
che per forza si sappia da chi giunga, il bene come costante e mai variabile,
il bene che non lascia traccia perché fatto di pura normalità, il bene che ho visto negli
occhi impauriti di un bimbo fatto di stracci cresciuto nel niente di un paese
qualunque, che se anche tu non conosci, credimi, potresti capire di cosa sto
parlando, è il bene con cui tu sei nato, e che questo mondo lacerato, il più
delle volte non ti permette di vivere.
raoul
p.s. hai proprio ragione, i narcisi d’inverno sono belli, e
un giorno, li saprò riconoscere.