Parlo a te, bimbo che di stracci non sei fatto, mi rivolgo a
te che forse hai ancora quel qualcosa che non ti vieta di rimanere insensibile.
Non ho spensierate favole da raccontare, segreti di mondi
lontani da sussurrare, non ho giochi con cui farti svagare, non ora. Ho unicamente
parole, sguardi, silenzi che un domani vorrei tu non ne facessi una normalità facile
da trascurare. Vorrei che tu mi ascoltassi, desidererei che per un attimo tu
allontanassi dalla mente il mondo sereno che per fortuna vivi, che quotidianamente,
a ogni tuo battito cerchi di conoscere, di catturare, di plasmare, perché è
anche tuo.
Quando ti siedi a tavola, col fratellino al tuo fianco, la
mamma al suo, e tuo padre di fronte, la televisione sintonizzata su uno dei
tanti notiziari, troppo chiassosi di parole vuote, spegni il “sonoro” che è
dentro di te, fissa le immagini, i tuoi occhi acerbi lo possono ancora fare, ascolta
il silenzio di quei visi, piccoli come il tuo, guarda oltre, osserva ciò che
oramai in troppi non vogliono sentire.
Permetti al dolore di quel mondo di attraversarti, ti assicuro che non ti lascerà cicatrici, ti prometto che ciò che proverai, anche se forte, non sarà inutile, ti giuro che il vuoto che sentirai non sarà neppure lontanamente paragonabile a ciò che quei piccoli bimbi di stracci nascosti nelle fessure di quelle montagne stanno vivendo.
Permetti al dolore di quel mondo di attraversarti, ti assicuro che non ti lascerà cicatrici, ti prometto che ciò che proverai, anche se forte, non sarà inutile, ti giuro che il vuoto che sentirai non sarà neppure lontanamente paragonabile a ciò che quei piccoli bimbi di stracci nascosti nelle fessure di quelle montagne stanno vivendo.
Loro non ti chiederanno mai di rinunciare a ciò che ti appartiene.
Loro ti chiederanno di
non dimenticarli, che almeno tu, sappia che sono fieri di essere stati dei
Nuba.
Ti ringrazio di avermi ascoltato, ora riaccendi il sonoro, è
il momento del dolce.
buonanotte ...
raoul
raoul