Nelle vicinanze, piccole piramidi di patate e cipolle, una volta dentro mi accorgo che della musica sdolcinata, commercialmente romantica, fastidiosa, a dir poco fuori luogo, è entrata senza chiedere permesso.
La vista
sta ancora dando del lei a ciò che mi circonda, e un consumato seno mi da il Buongiorno ... non lontano, giacciono dei piedi gonfi che la terra da tempo ha reso
indifferenti ... un bimbo il cui cervello, spappolato per chissà quanti attacchi
di epilessia, cammina come se il suo corpo fosse costantemente percorso dalla
corrente elettrica, lo guardo, forse accenno a un sorriso, mi gioco l’improvviso
silenzio che tanto amo dandogli un fischietto di carta, di quelli che Tu usavi
per le feste.
Faccio ordine nella mente, guardo le scatole contenenti ciabatte
usate, una per le sinistre e una per le destre, il numero non combacia, a
qualcuno mancherà uno dei due, e non per un breve periodo.
Adoro i barattoli di mastice, una cosa che non dovrebbe mai
mancare, assieme a un buon coltello e dello spago resistente, chi non possiede
altro sa di avere un piccolo tesoro fra le mani.
Mani acerbe, pugni chiusi che non dissero mai ciao,
attendono che qualcuno le faccia sbocciare, che le dita possano aprirsi come
petali di un fiore di cui nessuno conosce il nome.
Osservo i piccoli vestiti accuratamente contrassegnati, un’immagine che rincorre la mia logora ingenuità, un bisogno che non cessa, intendiamoci è un dare che benedico, ma che vorrei avesse i giorni contati, che non fosse così vitale … scusate, a volte l’utopia prende in ostaggio anche me, se pur per poco.
raoul