... sei povera,
prostituisciti, altro non ti è concesso, anche nel ghetto più fatiscente
troverai qualcuno, che stai pur certa non sceglierai, pronto a darti
l’equivalente di un piatto di riso … sei venuta dal villaggio, ti sei immersa
nella grande metropoli dai consumati colori, città stronza, quindi insensibile,
viali di asfalto cinese, buche, crepe, non inferiori di numero al tuo futuro
già passato, perché certamente non vorrai ricordare le volte in cui il tuo
animo stuprato ti ha dato qualcosa per riempire lo stomaco … vomiterai pensando
al quanto ti è costato, ma non preoccuparti ci farai l’abitudine, e il come si
trasformerà in quando, già perché il miraggio di smettere ti permetterà di
andare avanti ancora un giorno … e loro, i giorni appassiranno velocemente
quanto la tua bellezza, rabbrividirai pensando alle ore, sempre le stesse che
inesorabilmente ti attendono.
Quindi, prendi
il consumato rossetto e la lacca, gioca col tuo viso, non perdere tempo, ogni
minuto mancato è sporco denaro che non metterai in tasca, sii fredda e lucida,
non pensare agli uomini che anche oggi abuseranno di te, sii forte e stronza, non
ricordare alcunché, non una parola, un silenzio o gemito, trattali come tuo pari se non di meno ... ancor più miserabili,
perché per soddisfare la loro bastarda voglia tolgono del cibo al proprio
figlio, sono animali e hanno bisogno di te, ma tu non dire il tuo nome, neppure a te stessa, e non sarai
tu a saziarli.
Se realmente
un Dio esiste, io ti prometto, che guardandoti indietro, non ti farai
schifo.
Ti voglio bene, l'ingenuo scribacchino.