Ricordo
tutto di quel cortile, persino i sassi, e quei mattoni su cui sedevamo, il fuoco,
l’acqua che bolliva a fatica, il pacchetto di pasta, la conserva e la
scatoletta. Erano le settimane di coprifuoco, tutto doveva essere spento, ma
chi avrebbe fatto caso a quella labile fiamma.
Attendevamo
che si spegnessero le ultime voci, che i bimbi dormissero, era il nostro
momento, la quiete tanto sospirata sin dal mattino. Il nulla ci apparteneva ma
sapevamo renderlo ricco, con il sorriso che era soltanto tuo, raccontavi la
giornata, andata, così usavamo dire, ed io la mia.
Dio, quel
fuoco, era il punto di ritorno, lasciavi cadere tutto, la stanchezza, lo
sporco, persino le lacrime che non possedevi più, da tempo.
Tu ad est ed
io a sud, poche volte insieme, se capitasse qualcosa a qualcuno chi si occuperebbe
dei ragazzi del cortile, di quel colorito gruppo di piccoli personaggi fatti di
colla e stracci.
Okotiuka eri
in gamba, ci vollero i fuochi d’artificio per spegnerti.
Questa notte
è per te.
raoul