Prendere un
biglietto per il treno che riporti nella propria terra madre, alcuni, e moltissimi altri in una patria nuova ma già vecchia e logora, sembra cosa ardua.
È ciò che
succede in quella terra ostile chiamata “Sudan - Sud Sudan”.
Non raggiungono
quota 400mila i fortunati, se così vogliamo chiamarli, che dopo estenuanti
attese durate dei mesi hanno potuto raggiungere la nazione dei Dinka.
Hanno venduto
tutto ciò che possedevano, compreso i semplici utensili per cucinarsi il cibo,
o persino la rete su cui dormire, per poter attendere nei paraggi della
stazione, di una città, di una regione, di una nazione che non li desidera più,
essendo loro sud sudanesi, ormai.
Chi hai
soldi corrompe, per tagliare l’attesa per un posto in barchetta o in treno.
Per
una tratta considerata ad alto rischio, qualunque mezzo essi prendano.
Mine,
ribelli, insoddisfatti, o semplici bastardi posso togliere loro la vita.
Questa disgrazia,
o meglio Vergogna, dura da mesi, sotto l’occhio di Agenzie Internazionali,
chiamate e STRAPAGATE per dare supporto a tale emigrazione che era prevista da ANNI
.
Sin dal giorno in cui fu siglato l’accordo di pace.
Mi domando, quale pace?
In attesa di tale viaggio altri 700000 "esseri umani", NON NUMERI.
Raoul.
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