Conosco due
piccole missionarie, cui unico “tarlo” è rappresentato dalla gente.
Hanno tutto
contro e nulla a loro favore, anzi no, hanno la loro scelta, che anni addietro
fecero e che mantengono nonostante il mondo, quella parte di mondo che invece
di aiutarle, gioca costantemente contro di loro.
Per mesi la
pioggia e il fango le separano dal resto, del mondo penserete voi, no, è
identico, ma qualche chilometro più distante, significa solamente che dovranno
fare scorta anticipatamente e di tutto, e che un certo numero di disgraziati
non potrà arrivare in tempo per salvare la miserabile vita del proprio figlio.
Non hanno
tempo per se stesse, il poco riposo a loro disposizione lo spendono per coloro
che passano dalle loro parti, con qualche sacchetto di medicinali, l’ultimo
modello di macchina fotografica pronta all’uso, e abbondanti sorrisi di
circostanza.
A volte
piangono le due piccole suore, ma credetemi, farete fatica a scoprirle in quel
momento, che non è di debolezza, bensì di rabbia, di frustrazione, di
abbandono.
Il loro
sguardo è urlo, è tenerezza, è incredulità.
Il loro
sguardo è soltanto loro, di nessun’altro.
P.S. a volte
vomitare dalla rabbia, per non spaccare la faccia a un pezzo di merda potrebbe
rivelarsi un’ottima soluzione.
L'ingenuo scribacchino.
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