È il vento,
nient’altro, lo credevi messaggero di un qualcosa, ma è semplicemente aria,
persino fastidiosa. Nulla di più.
Gli occhi ti
cadono altrove, giochi con la memoria, con le vite di un giorno, hai l’imbarazzo
della scelta, sono molte, forse troppe.
Scribacchino, sai di averne viste
tante, e respirato aria sempre differente, cosa vorresti dirmi?
Forse una
cosa sciocca, del tipo, lo Zambia ha vinto il campionato degli sfigati e degli
sfruttati, che un intero popolo non avrà dormito per festeggiare la propria
povertà continentale, che per una notte il tutto è giustificato da un’allegria rumorosa
e invadente, che ogni cosa tornerà maledettamente come prima.
Anzi no, forse girerà una
percentuale maggiore di palloni di pezza, bimbi cercheranno di imitare al
millesimo le gesta trionfanti dei propri idoli nazionali, la sfera sgualcita e maleodorante sicuramente
entrerà nella ipotetica rete affinché il povero possa scivolare a ginocchia
piegate tipo calciatore strapagato non continentale, fingendo che le gambe non
facciano male perché il terreno non è verde e finto, ma di pietrisco, capace di
prendere alloggio sotto la pelle per chissà quanto tempo.
Mia amica
Anns, tu che stanotte avrai udito la gioia, la pura e semplice pazzia di un
popolo festante, le grida scomposte di vite come altre sempre dimenticate,
dimmi, quel “pietrisco” che conosciamo bene, quando Cicatrizzerà.
L'ingenuo scribacchino attende.
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