Accarezzo una
fotografia, un bianco e nero, un
bimbo vestito di un unico straccio "color Arsenal", alle sue spalle un
particolare pubblico non pagante, decine di vacche non troppo in carne.
Non è un’immagine
lontana, non devo aprire troppi cassetti della mia memoria per ricordare il
momento in cui catturai quel piccolo sguardo impolverato.
Passeggiavo in
prossimità di un fiume, e un uomo anziano m’indicò il sentiero che avrei dovuto
seguire nel caso avessi desiderato sfiorare la loro realtà.
Raccolsi sguardi
perplessi, timidi sorrisi, e parole che ancora non conoscevo.
Trascorsi del
tempo, mi abbandonai alla sera, fino all’accendersi dei fuochi.
Avevo bisogno
di quegli interminabili momenti, per capire se per un po’quel luogo sarebbe
stato così gentile da accogliere la mia ingombrante presenza, e così fu.
Ci siamo
voluti bene, ci siamo odiati, ci siamo riappacificati, e un domani, forse,
potremo ancora una volta guardarci negli occhi.
Il vostro, attualmente scostante, ingenuo scribacchino.
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