Mi chiedo se
appartieni ancora a quella lavagna, se vivi ancora in una di quelle caselle, se sei uno di quei numeri impressi nel nero della mia memoria.
Se le tue piccole
mani si sporcano ancora di gessetto, se la tua uniforme sbiadita ti accompagna
lungo la polvere, se la palla di stracci gioca ancora con te, se il tè del mattino
è ancora ciò che ami bere.
Oggi, giorno di maggio, piccolo amico mio, vorrei che tu ci fossi, che le tue mani, i tuoi
occhi, il tuo curiosare sapessero ancora sorprendermi.
Oggi, il tuo
ingenuo scribacchino ha un unico desiderio da esprimere, che tu,
ovunque la tua vita abbia deciso di portarti, ti appartenesse ancora.
... era il 9 maggio.
il tuo scribacchino e la sua ingenuità.