Mi domando
come le agenzie internazionali riescano a contare le persone che fuggono dal
South Kordofan. Forse, si baseranno sulle liste degli aventi diritto al voto
della falsa elezione dello scorso maggio, da loro “indirettamente” avallata con
un silenzio che ha del vergognoso, ditemi di no.
E poi, si
trovano per caso in una delle centinaia di crepe, nelle piccole montagne Nuba,
attuale unica dimora per i tantissimi, per essere così precisi nel dire in
quanti stanno resistendo (?).
Lasciamo
“perdere”, pur virtuale, è carta sprecata.
Il numero
dei Ribelli di ogni dove aumenta, l’unità della nuova reginetta dalla corona
finto latta conosciuta come Sud Sudan, appare sempre più in crisi, le piccole
ma molteplici guerre interne sembrano voler presagire a un prossimo inevitabile
conflitto civile, sempre che la civiltà abbia un ruolo in questa storia
maledettamente noiosa per i moltissimi, ma di assoluto interesse economico a
basso costo per i più stronzi senza scrupoli.
Coloro che
scappano entrano nella non migliore Etiopia, precisamente nella zona di
Gambela, dove poco tempo or sono furono chiusi i campi dei rifugiati
provenienti, appunto, dalla stessa terra, il Sudan.
Per fortuna,
Pugnido è ancora “utilizzabile”.
Che si aprano i cancelli arrugginiti, e la gente
entri ammassata come bestiame, che si scattino le foto piangenti da vendere
alla più importante testata giornalistica, e mi raccomando, che nulla cambi, mai.
Non preoccupatevi, per una bimba impaurita, un vestitino di terza mano color blu, si trova sempre.
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